Chiesa di San Pietro e P. - prolocomorano

Vai ai contenuti

Menu principale:

Chiesa di San Pietro e P.

Morano Calabro

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo, fondata con molta probabilità nel 1007, fu per molto tempo l’unico edificio religioso incluso nella cerchia delle antiche mura cittadine. Ristrutturata nel corso del XVI sec., la collegiata si arricchì di numerose opere d’arte, molte delle quali sono ancora visibili. L’edificio deve il suo aspetto odierno ad un significativo intervento, condotto nella seconda metà del ’700.
All’esterno la chiesa presenta la classica facciata a capanna, con le falde laterali più basse rispetto a quella centrale. Si nota una lapide posta al di sopra del portale principale e  una statua raffigurante S. Pietro, collocata in una nicchia in alto. Quest’ultima, di maniera arcaicizzante, potrebbe essere una delle poche opere rimaste che decoravano l’antica chiesa e mostra stretti legami con l’arte napoletana del periodo angioino. Sulla destra svetta il campanile, dalle forme molto elementari, il che rimanda ad un’origine remota.
L’interno conserva l’impianto basilicale a tre navate, con transetto compreso tra i muri longitudinali. La navata principale è ampia e luminosa, grazie ad una serie di finestre che si aprono in alto. Una sequenza di quattro ampie arcate sostenute da altrettanti pilastri, decorati con stucchi policromi, separa le navate laterali da quella centrale. All’incrocio tra il transetto e la navata si imposta su un tamburo cilindrico la cupola, fatta costruire soltanto nel 1876 da Mons. Giuseppe Salvati, come si evince dall’iscrizione posta in facciata. La chiesa termina con l’abside, poligonale internamente ed esternamente, la cui forma è nascosta dall’elegante coro ligneo.
Lungo le navate laterali si collocano gli altari, parte in marmi policromi, parte in coccio pesto, sopra i quali si collocano dipinti e sculture, appartenenti a diversi periodi.
Gli Altari di destra: sul secondo altare si colloca il bel dipinto la Madonna col Bambino in trono e quattro Santi     sulla
destra (S. Gaetano da Thiene con accanto S. Biagio, mentre sulla sinistra S. Bernardino e S. Anna). L’opera, che reca la data 1666, è stata attribuita , anche da studi più recenti, a Giovan Battista Colimodio, pittore originario di Orsomarso (Cs.), vissuto a cavallo tra la prima e la seconda metà del ’600. L’artista, pur avendo lavorato esclusivamente in Calabria, mostra grandi capacità espressive ed una cultura pittorica aggiornata non solo su modelli napoletani, ma anche centro-settentrionali (recenti studi hanno riscontrato legami tra il Colimodio ed Artemisia Gentileschi).
Il terzo altare custodisce un Compianto sul Cristo morto, attribuito a Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, pittore toscano classicheggiante, non lontano dalla maniera caravaggesca, come è visibile nel presente dipinto. Le fonti archivistiche riportano la notizia che il quadro assieme alle due piccole tele raffiguranti S. Pietro e S. Paolo (attualmente collocati sulle pareti dell’abside) furono commissionate all’artista dall’Università di Morano per la congregazione laicale eretta nella cappella di S. Maria della Pietà, sempre dentro la chiesa. I tre dipinti formavano perciò un polittico che ancora nel ’700 era possibile vedere in detta cappella.
Nel quarto altare , un pregevole crocifisso ligneo, della fine del XV sec. , realizzato probabilmente da un artista calabrese. Quest’opera è da porre in relazione con altri manufatti, collocati in altre chiese della zona.
Il Transetto  le nicchie che decorano il transetto sono attualmente occupate esclusivamente da statue. Fra tutte
spiccano per la qualità e bellezza le quattro statue di Pietro Bernini: S. Pietro e S. Paolo, sugli altari    dei bracci del transetto e S. Caterina d’Alessandria e S. Lucia, ai lati dell’altare maggiore.
Sul braccio destro del transetto, su un ricco altare in marmo di Carrara (dat. 1654), trova spazio la statua marmorea raffigurante S. Carlo Borromeo. La figura, molto equilibrata nell’impianto, si lega alla migliore tradizione scultorea meridionale di fine Seicento. Ignoto rimane l’artefice, che mostra però una grande capacità manuale (da notare l’attenzione che pone nel disegno della sottana e del rocchetto).
Sul braccio di sinistra del transetto, in corrispondenza della statua di S. Carlo, troviamo la statua detta della Candelora, proveniente dal convento di Colloreto. Sebbene l’ipotesi non sia supportata da dati archivistici, l’opera è da attribuire, come si è proposto di recente, a Giovan Pietro Cerchiaro, ebanista locale, attivo nella seconda metà del ’600. L’artista, nonostante operi esclusivamente in ambito locale, fu capace di creare opere di buona qualità, visibili in diverse chiese della zona. Al di là del valore artistico, la statua fu oggetto di culto negli anni passati. Infatti, ogni anno veniva condotta in processione fino a Cassano, sede episcopale. Su uno dei pilastri della crociera è murato attualmente un prospetto di ciborio, donato da Francesco Filomena nel 1543 per la cappella dedicata alla Trinità. La tradizione lo attribuisce alla scuola del Gagini.
L’Abside  la zona absidale è occupata interamente dal coro in noce. Il manufatto fu eseguito da Agostino Fusco a partire dal 1792 e terminato dal figlio Mario nel 1805( come possiamo leggere sul leggio). Gli autori appartengono ad una fiorente famiglia di ebanisti, originari probabilmente di Napoli, che, insediatisi a Morano, decorarono con le proprie opere non solo le chiese del paese (vedi anche il coro e il pulpito della chiesa della Maddalena e il coro di S. Nicola), ma anche quelle delle zone limitrofe. Le novità stilistiche che portarono alla già fiorente cultura ebanistica locale furono determinanti per il mutamento di gusto nella zona. Infatti, fu abbandonato un ormai obsoleto gusto rinascimentale per approdare alla migliore tradizione del rococò europeo. E’ degli stessi autori il pulpito collocato sul secondo pilastro della navata centrale e il leggio del presbiterio.
Sempre nel coro, pregevole organo settecentesco (dat. 1734), di piccole dimensioni. E’ da attribuire ad un artista napoletano. Forte sono i legami che si instaurano con uno simile conservato nella chiesa del Carmine, sempre a Morano
In alto la statua della Vergine Immacolata, di artista locale.altari di sinistra: nella quarta cappella si colloca la Madonna del Rosario, da assegnare ad un artista locale, attivo
nella zona alla fine del’600.
Il terzo altare accoglie l’Adorazione dei pastori, una pregevole tela , la cui attribuzione è ancora dibattuta. Infatti, se una parte della critica è concorde nell’attribuirla ad un pittore legato all’ambiente calabro-messinese, dall’altra la tradizione (a cui si legano anche gli ultimi studi dello storico G. Leone) la riconduce a Giovan Battista Colimodio, autore della tela collocata sul secondo altare di destra. Secondo quest’ultima tesi il Colimodio in questa tela, allontanandosi dai modelli utilizzati per la Madonna e Santi, avrebbe aderito al filone naturalista che si andava affermando a Napoli agli inizi del ’600, filtrandolo con la fiorente tradizione caravaggesca. Accettando quest’ultima ipotesi il pittore conferma le grandi capacità già mostrate in precedenza e soprattutto la grande capacità di spaziare fra diversi modelli. Sul secondo altare è collocata la statua raffigurante S. Rocco, opera di artisti locali.
Sul primo altare, Madonna col Bambino e due Santi, frammento di affresco staccato dalla chiesetta, non lontana dall’abitato, di S. Maria delle Grazie, edificio ormai diruto. Le poche tracce rimaste rimandano ad uno stile quattrocentesco, ma in realtà sono della metà del ’600, quando la chiesetta fu fondata.Sagrestia nell’ampio vano occupato dalla sagrestia si collocano diverse opere di buon livello, un tempo
collocate in chiesa. Oltre i manufatti lignei da attribuire a buon intagliatori locali, domina la grande tela della Immacolata concezione circondata dai simboli delle Laudi, opera di Pedro Torres, artista fiammingo o fiammingheggiante, attivo a Napoli tra il 1591 e il 1603. La cultura nordica a cui si lega è qui evidente nell’accurato disegno dei simboli delle Laudi, dei fiori, degli arbusti. Fu un autore particolarmente amato a Morano. Infatti nelle altre chiese locali abbiamo ben altre tre tele da ricondurre al catalogo di questo artista, tutte di grande qualità artistica.
Murato sul muro dirimpetto all’entrata si conserva un bassorilievo, appartenente ad una fronte di sarcofago. Nel prospetto tre figure di Santi ( al centro è riconoscibile Cristo benedicente) divise da due stemmi gentilizii appartenenti alla famiglia Fasanella, signori di Morano fino alla metà del ‘400. Al di sopra sempre murato un bassorilievo raffigurante la Madonna con Bambino, che reca un’iscrizione (F. FILIPPO. D. MOR. F.A. D. MDCXXV) che ci permette di darne l’attribuzione e la data.



 
Libro degli ospiti
Torna ai contenuti | Torna al menu