Chiesa S.M. Maddalena - prolocomorano

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Chiesa S.M. Maddalena

Morano Calabro

LA CHIESA
La Maddalena nasce come piccola cappella suburbana, in un bosco di olmi, alquanto lontana dall'abitato. Non conosciamo il periodo in cui fu fondata; è certo che nella prima metà del Cinquecento fu riedificata ad opera del parroco d. Giovanni La Pilosella ed inaugurata nel 1569. Della chiesa Cinquecentesca attualmente rimane ben poco, poiché nel 1732 l'edificio fu sottoposto ad un ulteriore rifacimento ed acquistò l'aspetto che ancora oggi possiamo ammirare.
L’ESTERNO
La facciata in stile neoclassico fu ideata e costruita tra il 1841 e il 1844 grazie all'intervento del preposto d. Gaetano Scorza (come è possibile leggere nell'iscrizione posta sopra il portale centrale). Essa si organizza su due livelli: in quello inferiore sei lesene doriche, poggianti su un alto basamento, inquadrano i tre portali di accesso alle navate interne alla chiesa stessa; il livello superiore, che riguarda la sola navata centrale, è decorata da quattro lesene ioniche collegate fra loro da cordoli di fiori e foglie ed inquadrano il finestrone superiore. Le due zone sono divise da un marcapiano costituito dalla sequenza di metope e triglifi. Nel frontone impera lo stemma della famiglia Spinelli, principi di Morano a partire dal 1614. Questa facciata inaugura a Morano un nuovo linguaggio decorativo, la cui presenza è ravvisabile in diversi palazzi del centro storico.
IL CAMPANILE E LA CUPOLA
Il campanile e a cupola, già previsti nel progetto iniziale, furono ultimati soltanto nel 1862, quando furono lastricate in maiolica, secondo un modello tipicamente campano.
L’INTERNO
L'interno della chiesa, a croce latina, è a tre navate suddivise da dieci pilastri di ordine composito. Le navate laterali sono suddivise in campate grazie alla presenza di cinque cupolette per lato riccamente decorate, mentre la navata centrale è coperta da una volta a botte, poggiante su un aggettante cornicione, dove si aprono dieci finestre. L'abside risulta poligonale internamente ed esternamente. L'interesse nella chiesa è dato soprattutto dalla decorazione armoniosa di stucchi, legno e marmo eseguiti tutti nello stesso periodo da artieri di origine napoletano.
LE CAPPELLE DI DESTRA
Nella seconda, una tela ad olio raffigurante le Anime del Purgatorio. E' da attribuire a Fedele Lo Tufo, pittore moranese nonché preposto, che pur modesto nel dipingere mostra la propria volontà a guardare a modelli napoletani, ravvisabili in opere presenti nelle altre cappelle della chiesa.       
Nella terza, pala d'altare raffigurante Miracolo di S. Francesco di Sales, attribuibile ad un esponente della famiglia Sarnelli, bottega di artisti napoletani aggiornati sulle ultime novità della scuola settecentesca napoletana.
Nella quarta, dipinto ad olio con il Transito di S. Giuseppe, firmato e datato Joseph Tomajoli P. (1742), artista questo di grandi capacità espressive, molto vicino ai modi di Francesco de Mura e Francesco Solimena, grandi maestri della pittura partenopea. E' da attribuire al maestro anche la cimasa raffigurante S. Giovannino.
IL TRANSETTO  
Sulla destra S. Teresa d'Avila, pala d'altare appartenente alla bottega dei Sarnelli, mentre sulla sinistra, specularmente, S. Francesco Saverio, attribuibile sempre ad un Sarnelli.
Nella nicchia di destra l'importante Madonna degli Angeli, statua marmorea cinquecentesca.
Sullo scarnello la seguente iscrizione:
PETRUS ET SIMONELLA DE LA TERTIA F.F.
STELLA MARIS SUCCURRE CADETI.
ANTON. D. GAGINO ME SCULPIT EX NIME
DIE XV NOVEMBRIS MCCCCCV.
L'opera commissionata per il convento di S. Bernardino, fu trasferita in questa chiesa nel 1840. L'autore, Antonello Gagini, è uno dei più noti scultori del Rinascimento siciliano, che ornò con le proprie opere molte chiese non solo siciliane, ma anche calabresi.
Nella nicchia di sinistra, la statua della Candelora, di ignoto scultore meridionale. L'opera che in origine era collocata nel convento di S. Maria di Colloreto, appartiene all'ambiente manierista ancora legato al dettame gaginesco.
LE CAPPELLE DI SINISTRA
Nella quarta cappella, appartenente un tempo a Rosa Pignatelli, principessa di Scalea, si colloca La Madonna del Rosario, della scuola dei Sarnelli, di ottima fattura.
Nella terza cappella, tela ad olio dedicata all'Addolorata, S.Giovanni Battista e Santi. L'opera è datata 1748 e firmata F. Lopez, artista questi che operò in ambito partenopeo nell'orbita del Solimena. La chiesa possiede altre opere di questo autore di cui è ancora ignota la provenienza.
Nella seconda cappella  ritorna un dipinto attribuibile alla scuola dei Sarnelli, ma reca il nome del maestro, Antonio, ed è datato 1747. Questo esponente della bottega si caratterizzò per una maggiore attenzione alla cultura cinquecentesca, in particolare ad Annibale Carracci, mediata comunque dall' imperante scuola del Solimena e del De Mura.
Nel primo altare  l'attenzione va al piccolo ciborio in marmo, databile tra la fine del XVI sec. e gli inizi del XVII. L'opera è da 'assegnare ad un buon marmoraio, se non proprio scultore, per via della ricercatezza dell'insieme arricchita dalle due formelle laterali alla porticina e raffiguranti due Angeli adoranti (da “Memorie riscoperte”). Parte della critica lo attribuisce a Pietro Bernini per le forti analogie  che si instaurano con la sua arte . Certamente si colloca in una sfera tardo-rinascimentale, come si andava sviluppando nella Napoli di fine Cinquecento.
L’ABSIDE
Il coro, a due ordini di posti con postergale e trono sacerdotale nel mezzo, fu eseguito nel 1792 da Agostino Fusco. E' un artista questi insediatosi a Morano con il padre Gaetano alla metà del Settecento e proveniente dalla Campania. I Fusco furono una vera e propria dinastia di artisti che concorsero in modo determinante a cambiare il gusto della già ricca schiera di ebanisti locali, in una direzione che potremmo definire 'europea'. In proposito si consiglia la visione dei numerosi manufatti lignei delle chiese moranesi, rinviabili allo stesso ambito culturale, come il bel pulpito in noce sempre di Agostino Fusco.
Al di sopra del coro si collocano 4 tele raffiguranti 4 episodi della vita della Maddalena: La predica di Cristo; la svestizione della Maddalena; la penitenza della Maddalena e L'assunzione della Maddalena. Recenti studi hanno portato all'identificazione di queste opere con le ante dell'antico organo della chiesa della Maddalena eseguite da Pedro Torres. Questo pittore, a cui sono state attribuite altre opere a Morano, rientra nella 'colonia' fiamminga attiva a Napoli nell'ultimo quarto del'500. Nelle tele infatti sono ravvisabili diversi elementi legati alla cultura fiamminga, quale per esempio l'attenzione per il dato naturalistico.
La conca absidale è decorata dal fastigio centrale in marmi policromi. Trasferito qui dal convento di Colloreto, risale alla prima metà del '600, così come seicentesche sono le statue che ornano le nicchie: S. Agostino a sinistra; la Maddalena al centro; S. Monica a destra. La Maddalena, che fu commissionata per questa chiesa ( mentre le altre provengono  dal convento colloretano), mostra molti legami con l'arte di Cosimo Fanzago, notissimo artista napoletano attivo in molti cantieri meridionali nella prima metà del '600. Ancora più stretti sono i legami con Michelangelo Naccherino, scultore fiorentino attivo però a Napoli nello stesso arco di tempo. L'intera composizione è completata da due puttini in marmo.
Sull'altare maggiore due Angeli in preghiera. Di ottima fattura, sono probabilmente da attribuire a Pietro Bernini e perciò da legare al ciborietto posto sul primo altare di sinistra, proveniente dal convento di Colloreto.
LA SAGRESTIA
il soffitto, recentemente restaurato, è uno dei pochi esempi  di soffitto in legno che non sia andato perduto.
Infatti tutte le chiese moranesi a partire dal '500 furono decorate con simili manufatti.
Appartiene al repertorio di artisti locali, attivi nella zona tra la fine del '500 e gli inizi del '600, capaci di creare manufatti di ottima qualità. Lungo i muri gli stipiti settecenteschi eseguiti probabilmente da Gaetano Fusco a metà del secolo, di chiara matrice barocca.
Sul muro di destra è stata inserita nel 1764 una custodia per Oli Santi, adattato come lavabo. Il manufatto marmoreo è da datare intorno alla metà del '500, quando governa a Morano la famiglia Sanseverino.
Infatti tracce di un'iscrizione rimanda alla nobile famiglia.
Venne quasi sicuramente da Napoli e mostra molti legami con la cultura rinascimentale.
Sull'altare dove attualmente è collocato il Polittico vi era il dipinto della Madonna con bambino fra SS. Silvestro e Giovanni Battista, eseguito da Fedele Lo Tufo, canonico e pittore moranese. (vedi la seconda cappella di destra lungo la navata).
Attualmente la sagrestia ospita alcuni dipinti che un tempo erano collocati sugli altari della chiesa e rimossi in varie occasioni. Fra questi l'Immacolata e S.Michele Arcangelo, entrambi da attribuire a Francesco Lopez e composti a metà del 700, quando la chiesa, assumendo l'aspetto attuale, fu arricchita di numerosissime opere d'arte e rinnovata nelle forme.
Dello stesso autore si conservano i bozzetti utilizzati per  dipinti conservati in chiesa.
Di grande bellezza è il Martirio di S. Gennaro, di ignoto pittore orbitante nella schiera degli artisti napoletani del '700.  Occupava l'altare marmoreo dedicato a S. Gennaro (IIIª  cappella della navata sinistra)  e rimosso attorno al 1844.
E' questo uno dei più begli esempi di pittura napoletana che la chiesa conservi.

 
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