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Descrizione della festa

Festa della Bandiera

Fino al 1806 a Morano si svolgeva nei giorni 19 e 20 maggio (in occasione della festa patronale di S. Bernardino la Festa della Bandiera. L'origine di tale festa non è conosciuta. Con essa si voleva celebrare la sconfitta dei saraceni in una battaglia avvenuta nei pressi di Morano in un anno imprecisato (gli storici locali A. Salmena e G. Scorza danno tre possibili date: 827, 903 e 1077). Ecco come un anonimo (nel 1850) descrive tale cerimonia.
Prima del vespro di detto giorno 19, il Mastro Giurato, con la famiglia di lui, pomposamente vestita al loro grado, sopra cavalli e muli guarniti all'uso delle mascherate, fiancheggiati da un Giurato a piedi, eletto "il Vice" in abito imprestato da galantuomo, con in mano una "canna d'india", ed un altro detto "il Sergente" anche in abito civile, ma con in mano una lunga picca, seguito da buona parte degli invitati montati alla stessa foggia, e da Giurati a piedi, armati preceduti dal Tamburo s'avviavano dispiaciuti e scontenti verso il Castello Baronale posto nella vetta del Monte dove l'antichissima Morano è sita; Nel 1733, ci fa sapere l'Anonimo, il Castello era ridotto come un casolare e le mura erano distrutte; non vi rimaneva che uno stanzino per il Castellano e le Prigioni. Nel piano avanti dello stesso vi si faceva trovare il Castellano, custode delle prigioni e del Castello in cui si conservava una Bandiera detta "Regia" ed un Notaio seduto avanti con tavolino in su cui vedevansi una bandiera bianca con in
mezzo un emblema rappresentante una "testa di Moro", con turbante rosso e con l'epigrafe: "Vivat


Sub Umbra Morus", una pistola, un mazzo di grosse Chiavi ed un mazzo di candele. [La Bandiera alludeva a quella tolta ai nemici nella battaglia vinta contro i Mori, mentre la pistola stava a significare la difesache si doveva fare per guardare la Bandiera; le candele erano un dono al Santo protettore (S. Bernardino) e le chiavi stavano ad indicare quelle della Città che si consegnavano al suo Protettore].

Il primo di quelli (il Castellano), consegnava al Mastro Giurato tutti quegli oggetti alla presenza di testimoni e stipulava con lo stesso, un istrumento col quale si obbligava custodire e garentire quella Regia Bandiera durante l'allusiva cerimonia;portarla per i soliti luoghi e quindi restituirla in dove era stata presa sotto penale di docati mille, mediante cauzione e farsi mozzare la mano destra nel caso,lungo il cammino che doveva fare e girare per giungere alla Chiesa di S. Bernardino al Monastero, se la faceva togliere dai nemici; nemici supposti, ed il resto per presentarlo al Santo Protettore. Eseguito ciò montavano a tutti cavallo ed il Mastro Giurato, impugnando la Bandiera ne teneva in arresto la punta inferiore dell'asta; sulla staffa diritta, servito da un servente comunale nel mentre un altro, in una guantiera o bacile d'argento portava, avanti la sua vettura, quegli altri oggetti, la pistola, le chiavi e le candele e precedeva così il suo corteo, ma tutti in collera per l'obbligato terribile che aveva contratto e si diceva allora che andava "Galando Bandiera". Camminando lungo la strada attraversava l'abitato, il tamburo batteva lentamente ed i Giurati a quando a quando tiravano qualche colpo di fucile. Usciti fuori la patria (il paese) andavano a girare per la contrada detta Ficarazzi e per un monticello detto il "Cozzo della Bandiera" poco fuori ma dirimpetto l'abitato, nelle cui vicinanze si fermavano tutti, ed il Mastro Giurato andava per un momento e mostrava al pubblico da quel sito, la Bandiera. Indi l'avvolgeva, il tamburo non più batteva, i Giurati non più sparavano e così, in silenzio, proseguivano il viaggio per recarsi al Monastero di S. Bernardino, passando per quello dei Cappuccini. Calati e giunti che erano nell'allora regia strada detta di San Giacomo, poco fuori la città, dalla parte di sotto si spiegava di nuovo la Bandiera, il tamburo suonava festevole, ed i Giurati tiravano dei più frequenti colpi ed entrando la cavalcata e tutto il freno, con bell'ordine nella patria attraversando la Fiera, che vi si celebra anche adesso, (ma non con la moltitudine e concorso di allora) andavano in Chiesa a ringraziare il Santo Protettore pel viaggio felice che avevano fatto, in dove vi si faceva trovare la moglie del protagonista che, col donnesco seguito di lei, vi calava dal Castello frattanto che quello faceva il

descritto giro, per pregare il prelodato Santo acciò lungo quel viaggio l'aveva accompagnato e garantito; colà giunti, con brevissime parole
se l'offriva la guantiera in quel modo prepa- rata, consegnandogli le chiavi della città per tutelarla. Terminata la preghiera, il Mastro Giurato con tutta la brigata si avviava verso il forno (dico forno) sito avanti il piano di S. Bernardino in su cui tutto vi si faceva trovare altro servente comunale, il quale, prendendo la Bandiera, la inalberava nel punto destinato per isventolare durante il tempo dell'allusiva cerimonia. Ciò fatto, il seguito, si scioglieva ed il Mastro Giurato, il Vice, il Sergente ed i Giurati entravano con gravità nel forno, in cui si trattenevano fino alla sera: indi si ritiravano portando con esso loro due serventi e lasciando i soli Giurati a guardare la Bandiera. La Mattina del venti, quei funzionari con lo stesso ordine calavano novellamente nel forno in dove, il Mastro Giurato, assumendo il titolo di Mastro di Fiera "Magistri Mercati", assistito da un assessore, "uomo di Legge", e da un Mastro d'atti actoronius, Cancelliere Comunale, reggeva inaffabilmente giustizia per azioni personali fino al valore di ducati 6 tanto per le questioni potevano insorgere nella Fiera quanto per quelle vertevano tra particolari, e questa sua giurisdizione durava otto giorni. All'ora della Messa Solenne Conventuale, quell'assemblea portandosi la Bandiera tutti insieme, andavano in Chiesa ad udirla, preceduti dal tamburo. Terminata la S. Messa nella quale il Sindaco assistente consegnava solennemente l'offerta e la preghiera del giorno prima cosa che si pratica anche adesso, quella si andava a rimettere nel suo luogo e ciascuno ritiravasi a casa. Dal vespro di quel giorno poi, e così per tutta l'ottava, dopo aver tenuto ogni mattina udienza nel modo di sopra, il Mastro Giurato, il Vice il Sergente negli stessi abiti imprestati, i Giurati, il Tamburo ed un altro individuo che sapeva giocare una grande Bandiera, composta tutta da quadrati di molti e vari colori, e con l'asta ben corta andavano girando per la Patria, a passi gravi ed in tutti luoghi lunghi e spianati, quel tale, con quella Bandiera faceva di molti giuochi e mosse e si diceva che "Galava il Chiricocolo". Finita la settimana di queste cerimonie tutto il primo Corteo, a piedi si portava nella Cappella rurale della Madonna delle Grazie distante un mezzo miglio in circa dall'abitato a ringraziarla per la buona riuscita delle precisate funzioni. Indi andavano a depositare la Bandiera da dove si era presa, si ritiravano, si spogliavano degli abiti imprestati e così, ognuno rientrava nelle primitive funzioni e nel proprio nulla.


Morano Calabro 1850 (manoscritto anonimo)

 
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