Il Castello Normanno - prolocomorano

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Il Castello Normanno

Morano Calabro

Morano situata nell’alta valle del Coscile su un colle che vigila lo sbocco del passo di Campotenese, dal quale precipita nella pianura la Dirupata, fu forse fortificata fin dal principio della sua esistenza se pure, come è probabile, non sorse che per guardare il valico, Moranello e S. Angelo, castelli intorno a Morano, furono forse anch’essi delle fortificazioni. Perchè il primo vigilava ancora Campotenese, e l’altro, del quale la tradizione ricorda un Dragone suo signore, nome che si riallaccia alle invasioni medioevali, poteva difendere la piana di Morano da chi tentava di penetrarvi da Campotenese, per la via dei monti o dalla valle del Sinni per Gaudolino valico, a 1695 metri, del Pollino. Ma l’importanza maggiore era Campotenese per cui si snodava la via che risalendo il corso del Sybaris e seguendo quello del Battendiero e del Lao serviva alle relazioni ed al commercio di trasbordo tra Sibari e le sue colonie di Lao e di Scidro. Per lo stesso altipiano deviando poi a nord si sgrovigliava la Popilia, che nel dominio romano univa Capua a Reggio. E Muranum compare per la prima volta nei documenti sulla  che segnava le stazioni di questa strada. Strada che fu anche usata nel medioevo per la testimonianza di Nicolò de Iasmilla il quale dice che nel 1255 l’esercito dell’arciprete padovano sarebbe sceso per lo “introitum Morani” ad invadere i territori di Val di Crati, e che restaurate e ricostruita nel 1774 e nel 1806 costituisce ancora l’unica arteria carrozzabile tra la Calabria ed il resto di Italia. Nell’epoca romana l’esistenza del fortilizio di Morano è forse provata da monete di argento dell’ultima fase repubblicana rinvenute in scavi fatti all’odierno castello. Nell’alto medioevo non se ne ha più alcuna traccia; un solo accenno è nella tradizione che fa risalire l’origine del castello attuale ai Normanni: il che si ricollega al racconto di Leonardo Tufarello per cui nel 1076 i Moranesi si liberarono dal dominio saraceno con l’aiuto normanno. E la memoria di questo fatto, che commemorò fino al 1806 il 19 maggio, si espresse poi nel moro dell’arme di Morano. Il racconto del Tufarello, anche posto in dubbio l’anno , può essere vero. Perché verso la metà del secolo XI continuarono i tentativi dei Saraceni per invadere la Calabria , fra questi la presa di Cassano nel 1031, e quindi si può ammettere che nei primissimi anni della conquista dei Normanni questi ed i Moranesi avessero frustato qualche incursione musulmana. E perché i Normanni si assicurarono il dominio della Calabria occupandone e fortificandone i luoghi più montuosi, più importanti e più atti alla difesa. Col secolo XIII, in cui si ricorda il primo feudatario del luogo, Apollonio di Morano, i discendenti del quale, come quella Signora di Morano che nel 1287 in questa fece prigioniero Manfredi di Chiaromonte, si distinsero sotto Carlo I e II d’Anjou, dovette elevarsi il castello. Allora alla primitiva fortificazione, che forse, si componeva di un rude e possente torrione, è probabile si sostituisse il castello vero e proprio dal quale partivano mura qua e là rinforzate da torri. Tre di queste, una quadrata altissima e due cilindriche più tozze, e qualche porta rimaneggiata posteriormente si vedono ancora, unici resti di una cintura murale, nel centro abitato. Tre cerchie di mura, sono ricordate dal Tufarello, che scriveva nel 1599, ed anche l’ultima, alla quale si riferiscono le vestigia nominate, è per lui una cosa remotissima. Dagli Aragonesi il castello, secondo un diploma dell’Archivio L’Occaso di Castrovillari, era considerato regio, ed il primo maggio 1481 la carica di castellano era data a Sansonetto Musitano di Castrovillari familiare della Corte. Al Castellano per consuetudine, dice la Platea di Morano del 1546, il primo gennaio di ogni anno il Commendatario di S. Giovanni da Castrovillari, doveva «portare et consegnare unum porcastrum rotulorum decem ed octo thumulum unum panis boni ed albi et barili unum vini boni». Da Pietro Antonio Sanseverino principe di Bisignano il castello fu poi riedificato tra il 1515 e il 1546. Dopo passò, nei primi del 1600, agli Spinelli principi della Scalea fino a che, si dice, cominciò ad andare in rovina perché bombardato dai francesi nel 1806. La tradizione sembra giusta, perché se Morano onorò in più occasioni Giuseppe Bonaparte che passava per suo il territorio, nei primi giorni dell’insurrezione calabrese, temeva non poco i francesi forse per la distruzione avvenuta. Ciò appare da alcuni documenti contenuti in un registro di pagamenti del 1806 dell’Archivio Municipale. Ma la vera distruzione del magnifico castello fu voluta dagli stessi principi proprietari, che nel secolo scorso permisero di asportare dall’edificio travi e blocchi di tufo.

 
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